IMPORTANTE PER TUTTI I PENSIONATI

Come è noto, da molti anni i Governi decidono che la perequazione automatica delle pensioni, che deve essere effettuata dal 1° gennaio di ogni anno in base al costo della vita calcolato dall'ISTAT, sia riconosciuta al 100% soltanto fino a un certo limite cioè 4 volte l'importo minimo della pensione pari, attualmente, € 2.413,60 lordi mensili. Oltre questo limite l'aumento viene ridotto al 90% per importi da  € 2.447,40 a  € 3.059,25 e al 75% oltre i € 3.059,25, sempre cifre lorde mensili.

Se volete  sapere quale dovrebbe essere l'importo attuale della vostra  pensione se fosse stata rivalutata in base agli indici ISTAT annuali dovete leggere questo articolo redatto da Franco AIRAGHI in cui viene chiarita la misura della pensione che si sarebbe dovuta ricevere applicando la rivalutazione ISTAT al 100%.  

La Segreteria ADPRAI


PENSIONI E PERDITA DEL VALORE NEL TEMPO

   Aggiornamento a settembre 2026 

A quattro anni di distanza dall’ultimo aggiornamento, riproponiamo una breve analisi statistica, aggiornata al mese di settembre 2026, per individuare la perdita del potere d’acquisto della moneta e conseguentemente delle nostre pensioni a causa dei ridotti adeguamenti al tasso di inflazione.

Entrando nel merito dell’indagine, si ribadisce che l’obiettivo di questa analisi è unicamente quello di calcolare la perdita di potere d’acquisto che ciascuno di noi ha subìto dall’anno del pensionamento ad oggi. Non si intende minimamente entrare in ambiti diversi e ben più’ ampi, quali ad esempio quelli dell’equità delle rivalutazioni annuali o del raffronto con i trattamenti pensionistici futuri (passaggio dal sistema ‘retributivo’ a quello ‘contributivo’). Né si intende altresì ampliare l’analisi alla ricerca di quanto, la contrazione del potere d’acquisto, sia dovuta a ciascuno dei fattori esterni che contribuiscono a definire le variazioni dell’ammontare delle pensioni (mancata o limitata perequazione automatica, tassazione centrale, tassazione regionale, contributi straordinari).

Innanzitutto, si è deciso di prendere in esame il periodo 2000-2026 (fino al mese di settembre), intervallo temporale abbastanza ampio e tale da potersi applicare alla maggior parte dei Soci Adprai.

Poi, come indicatore del tasso di inflazione, necessario per l’elaborazione delle percentuali di svalutazione, è stato assunto l’indice ISTAT “Prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati” (FOI). Va da sé che un indice dei prezzi al consumo mirato ad un paniere meno ‘basico’ cioè rappresentativo di pensioni di livello più elevato, qualora disponibile, individuerebbe perdite di potere d’acquisto ancor più significative, poiché i prezzi dei prodotti ‘fuori paniere ISTAT’ hanno spesso dinamiche più accentuate.

Il prospetto che segue, nella colonna denominata “Svalutazione vs sett. 2026”, indica per ciascun anno il tasso percentuale di inflazione della moneta, registrato fra quel medesimo anno e il settembre 2026. Ad esempio, tra il 2000 e il 2026 l’inflazione ha raggiunto il 66,1% e tra il 2010 e il 2026 l’inflazione è stata del 35,6%.

E’ sufficiente andare sulla riga corrispondente al proprio anno di ingresso nel sistema pensionistico e leggere il corrispondente tasso di inflazione per farsi già un’idea sia pure approssimativa della propria perdita di potere d’acquisto.

 

Anno di pensionamento

Svalutaz.  vs. sett. 2026

Tasso. di rivalutaz.

 

Anno di pensionamento

Svalutaz.  vs. sett. 2026

Tasso. di rivalutaz.

2000

66,1 %

1,661

 

2014

26,5 %

1,265

2001

61,8 %

1,618

 

2015

26,6 %

1,266

2002

57,9 %

1,579

 

2016

26,7 %

1,267

2003

54,1 %

1,541

 

2017

25,4 %

1,254

2004

51,1 %

1,511

 

2018

24,0 %

1,240

2005

48,6 %

1,486

 

2019

23,4 %

1,234

2006

45,7 %

1,457

 

2020

23,8 %

1,238

2007

43,2 %

1,432

 

2021

21,5 %

1,215

2008

38,7 %

1,387

 

2022

12,5 %

1,125

2009

37,7 %

1,377

 

2023

6,7 %

1,067

2010

35,6 %

1,356

 

2024

5,8 %

1,058

2011

32,0 %

1,320

 

2025

4,3%

1,043

2012

28,2%

1,282

 

2026

0,0%

1,000

2013

26,7%

1,267

 

 

 

 

Tuttavia, per un calcolo puntuale, e soprattutto in valore assoluto, di quanto effettivamente si siano svalutate le nostre pensioni è necessario tener conto anche degli aumenti (pur contenuti), che nel tempo ognuno di noi si è visto riconoscere con la cosiddetta ‘perequazione automatica’. Per fare questo calcolo è necessario disporre dell’anno di pensionamento, dell’ammontare netto mensile della pensione iniziale, dell’ammontare netto ad oggi ed utilizzare i dati del prospetto sopra riportato. Segue un esempio applicativo:

 Esempio:

- Anno di pensionamento: 2005;

- Pensione netta mensile iniziale (cioè relativa al 2005): 3.700 euro;

- Pensione netta percepita nel mese di settembre 2026: 4.000 euro;

- Svalutazione % vs. sett. 2026 corrispondente all’anno di inizio pensionamento: 48,6%;

- Tasso di rivalutazione: 1,486.

I calcoli sono i seguenti:

- 3.700 euro x 1,486 (tasso di rivalutazione) = 5.498 euro (Valore attuale della pensione iniziale di 3.700 euro, qualora fosse stata sempre rivalutata al 100% dell’inflazione).

- 5.498 euro (pensione rivalutata pienamente) – 4.000 euro (pensione attuale) = 1.498 euro (Perdita mensile del potere d’acquisto che una pensione di 3.700 euro mensili del 2005 sta subendo per effetto delle ridotte perequazioni automatiche).

1.498  euro (perdita mensile): 3.700 (pensione iniziale) * 100 = 40,5% (Perdita percentuale di potere d’acquisto al 2026, di una pensione di 3.700 euro netti iniziata nel 2005). In altri termini, il 40,5%, qui indicato come perdita, corrisponde a quanto dovrebbe essere riconosciuto, in aggiunta a quanto già erogato con le perequazioni annuali, per far raggiungere alla pensione il valore pienamente aggiornato al tasso di inflazione.

 

Roma, 22.10.2026