Intelligenza Artificiale e futuro della televisione: guidare il cambiamento senza perdere l’umano
Gianpiero Gamaleri e Maurizio Gianotti protagonisti dell’incontro della serie «Sorsi e Discorsi» al Bartaruga di Roma, per la presentazione del volume Studiare e lavorare con l’IA. Al centro del confronto, le potenzialità dell’intelligenza artificiale e le trasformazioni delle professioni audiovisive.
Come cambierà il mondo della televisione con l’avvento dell’intelligenza artificiale? E quale sarà il ruolo dell’essere umano in un settore nel quale tecnologia, creatività e competenze professionali sono strettamente intrecciate? Questi interrogativi hanno animato l’incontro di «Sorsi e Discorsi», svoltosi il 20 ottobre al Bartaruga, in via dei Funari, a Roma, con la partecipazione di Gianpiero Gamaleri e Maurizio Gianotti, autori del volume Studiare e lavorare con l’IA.
Ad aprire l’incontro è stato Filippo Mauceri, autore Rai, che ha introdotto il tema di una trasformazione destinata a incidere profondamente sul mondo della comunicazione e della produzione audiovisiva.
Gamaleri: la tecnologia non si può esorcizzare
Gianpiero Gamaleri ha richiamato innanzitutto la necessità di distinguere sempre l’intelligenza artificiale da quella umana. Il cervello dell’uomo è un universo e la persona possiede una dimensione spirituale, l’anima e un mistero interiore che alimentano motivazioni, creatività e ricerca di significato. Una complessità che non può essere ridotta alla capacità di elaborare informazioni o produrre risposte.
Gamaleri ha inoltre sottolineato che il ruolo della tecnologia non deve essere sottovalutato: le innovazioni possono esprimere tendenze profonde, difficili da arrestare una volta manifestatesi. A questo proposito ha richiamato l’esempio della bomba atomica, utilizzata in guerra a Hiroshima e Nagasaki. Non basta applicarle simbolicamente un adesivo con la scritta «pace» per modificarne la natura: la bomba rimane una bomba, con la sua potenzialità distruttiva.
Il paragone invita a non affrontare l’intelligenza artificiale limitandosi a demonizzarla o, al contrario, a celebrarne acriticamente le possibilità. Occorre comprenderne la portata, riconoscerne i rischi e assumersi la responsabilità di governarne l’impiego.
La risposta, quindi, non è subire passivamente l’innovazione, ma guidare il cambiamento, mantenendo al centro le persone, la cultura e la responsabilità delle decisioni.
Gianotti: l’IA può trasformare tutte le professioni audiovisive
Maurizio Gianotti ha posto l’accento sulle grandi potenzialità dell’intelligenza artificiale, soffermandosi anche sulla propria esperienza di utilizzo creativo di questi strumenti. Li ha impiegati per sperimentare la generazione di nuovi versi ispirati al canto di Paolo e Francesca nella Divina Commedia, alla poesia di Trilussa e alle opere di Leopardi e Ungaretti.
Queste esperienze mostrano come l’IA possa confrontarsi con linguaggi, ritmi e stili letterari differenti, offrendo nuove possibilità di sperimentazione. La capacità di generare testi che richiamano grandi autori apre interrogativi sul rapporto tra creatività umana e produzione artificiale: riprodurre caratteristiche stilistiche non significa necessariamente condividere le esperienze e le emozioni da cui nasce la poesia.
La riflessione di Gianotti si è estesa al futuro del settore audiovisivo. Nella sua prospettiva, l’intelligenza artificiale potrebbe arrivare progressivamente a sostituire l’uomo in tutte le professioni del comparto, comprese quelle più strettamente autoriali.
Non si tratta soltanto di automatizzare operazioni tecniche. La scrittura di testi e sceneggiature, la costruzione dei dialoghi, la generazione delle immagini e la progettazione dei contenuti sono ambiti nei quali i sistemi generativi possono assumere un ruolo crescente.
La rivoluzione nella produzione televisiva
Dalla ricerca documentale alla preparazione dei testi, dalla trascrizione delle interviste al montaggio, dalla sottotitolazione alla post-produzione, l’intelligenza artificiale sta modificando numerose fasi del lavoro televisivo. Può accelerare processi ripetitivi, facilitare la consultazione degli archivi audiovisivi e consentire di adattare i contenuti a piattaforme e pubblici differenti.
Le trasformazioni coinvolgono autori, giornalisti, traduttori, programmisti, registi, montatori, tecnici del suono, operatori video e produttori. Per queste professioni diventa essenziale acquisire nuove competenze, imparare a utilizzare gli strumenti di IA e verificarne criticamente i risultati.
La prospettiva di una sostituzione generalizzata resta uno scenario futuro, non una certezza per ogni mansione. Rimangono centrali questioni come l’affidabilità dei contenuti, il diritto d’autore, la tutela dei dati, la responsabilità editoriale e gli effetti sull’occupazione.
Formazione e responsabilità per guidare il cambiamento
L’intelligenza artificiale non è né uomo né donna: non possiede un’identità di genere né un’esperienza umana. Proprio per questo diventa fondamentale stabilire principi etici essenziali che ne orientino l’utilizzo: rispetto della persona, trasparenza, tutela della dignità, responsabilità e contrasto alla discriminazione. La tecnologia, infatti, non è neutrale nelle sue applicazioni e può riflettere pregiudizi presenti nei dati con cui viene sviluppata. Dotare i sistemi di IA di regole chiare e verificabili, accompagnandole con un controllo umano effettivo, è una condizione necessaria affinché l’innovazione sia al servizio della società e non si trasformi in uno strumento privo di responsabilità.
Le riflessioni di Gamaleri e Gianotti convergono così su una questione fondamentale: l’intelligenza artificiale può ampliare le possibilità produttive e creative, ma il suo sviluppo richiede consapevolezza e responsabilità. La sfida per la televisione non consiste soltanto nel capire che cosa le macchine saranno in grado di fare, ma nel decidere come utilizzare le loro capacità, tutelando le persone e ripensando il futuro delle professioni.
Guidare il cambiamento significa prepararsi all’innovazione senza rinunciare alla centralità dell’essere umano, alla sua capacità critica e alla responsabilità culturale che accompagna ogni forma di comunicazione.
Il catalogo della serie “La cassetta degli attrezzi” di Armando Editore di cui fa parte il volume Studiare e lavorare con l’IA di Gianpiero Gamaleri e Maurizio Gianotti è reperibile al seguente link: Catalogo di Armando Editore – La cassetta degli attrezzi
L'articolo sicuramente interesserà i nonni, fa parte del numero zero di un Osservatorio sui media internazionali cui sta collaborando il nostro Giulio Carminati che lo ha segnalato. Il contenuto è indirizzato soprattutto ai NONNI in quanto il reportage mette in evidenza i pericoli per i bambini dei prodotti META (Facebook, Instagram, ecc.), pericoli che erano stati individuati 5 anni fa da Frances Haugen. 


Gianpiero Gamaleri è un giornalista e sociologo italiano. È professore ordinario di “Sociologia dei processi culturali e comunicativi” presso l'Università telematica internazionale UniNettuno, dove è Coordinatore dei "Digital Talk", incontri in tema di tecnologie avanzate e tiene corsi di "Linguaggi della televisione e del giornalismo" e di "Sociologia della comunicazione" ed è stato Direttore del Master in "Global Journalism". È anche docente al Dottorato di ricerca in Comunicazione Istituzionale alla Pontificia Università della Santa Croce in Roma.





La storia di Report comincia nel 1997 con Milena Gabanelli, che porta su Rai 3 un modello di giornalismo televisivo basato su inchieste, documenti e approfondimenti. Per quasi vent'anni il programma affronta temi come politica, economia, sanita, ambiente e criminalità, diventando uno dei riferimenti dell'informazione investigativa del servizio pubblico.

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